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La ripresa c’è, e si vede con i numeri al di sopra di ogni aspettativa per il mercato immobiliare dei paesi dell’hinterland che chiudono l’anno con un incremento delle compravendite al di sopra del 50% rispetto gli ultimi anni. Cresce Stezzano che incrementa del 60%, ma spiccano anche Ponte San Pietro con +67%, Dalmine con +53% e Alzano Lombardo con +35%. L’intera provincia bergamasca nel 2016 rispetto al 2015 ha avuto un incremento delle compravendite del 20%, ma per i dati del 2017 dovremo attendere fine gennaio-inizio febbraio ma guardando i trend dei primi tre trimestri possiamo già dire che l’andamento positivo del 2016 è proseguito anche nell’anno che si sta per chiudere.

Con i valori dettati dal nuovo mercato immobiliare che si è determinato dopo la crisi, finalmente si vede una certa stabilità dei prezzi e chi è intenzionato ad acquistare questo è il momento giusto per comprare casa, perché i prezzi più di così non scenderanno.

Tornando al numero di transazioni chiuse spiccano anche paesi come Ranica (il motivo è legato alla posizione semicollinare) e Seriate (grazie alla vicinanza alla città e per i servizi che offre). Il mercato immobiliare è vivace a Ranica come anche a Torre Boldone e Alzano Lombardo. Una certa vivacità la si registra anche in paesi come Curno, Mozzo e Treviolo dove i prezzi sono sostenuti per gli insediamenti come ville e villette con giardino. Soffrono un po' di più realtà come Valbrembo e Paladina dove sono penalizzati dal traffico della Villa d’Almè-Dalmine.

 

FONTE: ECO DI BERGAMO (Dicembre 2017)

 

La provincia di Bergamo è la seconda in Italia per immobili messi all’asta dopo essere stati pignorati. Con Brignano e Martinengo addirittura ai vertici nazionali. Anche se la situazione sta migliorando.

Secondo Astasy, azienda socia del Gruppo Gabetti che si occupa di negoziazione tra banca e creditore, lo scorso anno in provincia di Bergamo sono andati all’asta 10.900 immobili: 10 immobili allasta ogni 330 abitazioni. Numero «che deve fare riflettere», dice la relazione aziendale. Il dato è secondo solo agli 11.473 di Roma, supera di 900 Milano ed è quasi il triplo dei 4.885 di Napoli. Rappresenta anche il 4% del totale italiano. Altissimo l’incremento rispetto all’anno prima: +57,47%.

I numeri di quest’anno sembrano andare non molto oltre quelli dell’anno scorso e quindi l’incremento potrebbe fermarsi al 10-20%. Al 15 novembre le aste sono arrivate a 8.658, che comprendono: pignoramenti immobiliari, aziende e una piccola parte cause civili (spesso separazioni). Si tratta di immobili arrivati all’asta quando la banca ha fatto partire l’azione di recupero definitiva, in media quattro anni dopo che il privato ha smesso di pagare il mutuo. Il prezzo viene stabilito da un perito, che in genere gli assegna un valore più basso rispetto al mercato. Il risultato del valore degli immobili bergamaschi sul mercato è di 828.847.516 euro ma il valore medio della messa all’asta è di 95.731 euro contro una media italiana di 139 mila.

La classifica per Comune è guidata ovviamente dai due centri principali: Bergamo con 413 immobili e Treviglio (241). Il resto è drogato da due elementi. Il primo è quello di Zingonia, che ad Astasy definiscono «unico nel suo genere» per i gravi problemi sociali di alcuni quartieri e le tante ditte in crisi. E che fa impennare i valori di Ciserano (111 immobili), Verdellino (181), Osio Sotto (114) e Verdello (111). Altro elemento in diversi centri della Bassa: Brignano (111 immobili), Martinengo (172), Romano (212) e Caravaggio (150). Non hanno alcun immobile all’asta soltanto sette Comuni, tutti nelle valli: Ubiale, Viadanica Averara, Blello, Cusio, Fuipiano e Ornica.

 

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

 

I prezzi delle case di seconda mano fanno registrare una nuova flessione a novembre, pari allo 0,3%. In valore assoluto i prezzi sono calati dai 1.904 euro di media dello scorso anno agli attuali 1.823 euro al metro quadro.

Tra i mercati cittadini c’è una leggera prevalenza di centri in segno positivo (53), su quelli in trend negativo (50). I centri di grandi e medie dimensioni si distinguono per una maggiore compattezza intorno ai valori mediani, mentre i piccoli centri sono soggetti a variazioni più ampie come testimoniano le performance negative di Crotone (-9,7%), Benevento (-8,6%) e Belluno (-5,8%) da un lato, e quelle positive di Chieti (7,6%) e Carbonia (5,8%) dall’altro.

All’insegna di una maggiore stabilità grandi mercati e capoluoghi di regione, come testimoniano le variazioni contenute di Napoli (-0,7%) e Roma (-0,4%) da un lato e Firenze e Bari dall’altra entrambe con un incremento dello 0,3%. Prezzi invariati a Bologna, a 2.678 euro al metro quadro.

Nella graduatoria dei prezzi, Venezia (4.362 euro/m²) è sempre la città più cara d’Italia, davanti a Firenze (3.398 euro/m²) e Bolzano (3.384 euro/m²). Nella parte bassa del ranking stilato dal centro studi idealista c’è sempre Biella, fanalino di coda con i suoi 727 euro al metro quadro, davanti a Caltanissetta (766 euro/m²) e Alessandria (845 euro/m²).

FONTE: idealista.it

Se dieci anni fa erano necessari almeno 10 anni di stipendio per acquistare un’abitazione, oggi ne bastano sei. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi del gruppo Tecnocasa, infatti, si è passati dalle 10,2 annualità del 2005 alle 6,3 della prima parte del 2016, con differenze consistenti tra le principali città italiane.
Nella nota Omi relativa al II trimestre del 2016, che ha certificato un importante balzo in avanti per il mercato residenziale, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato un’analisi comparata degli andamenti dei volumi delle compravendite di abitazioni e dei relativi prezzi di scambi.
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